Dimenticami

5 Febbraio 2007 8 commenti


Scordare è più crudele di dimenticare: chi è dimenticato viene tolto dalla mente, chi è scordato viene tolto dal cuore.
E se io abito nel tuo cuore e tu mi cacci, io non avrò altro posto dove stare.
Dimenticami, ma non scordarmi.

Notti magiche

20 Gennaio 2007 7 commenti


Nove luglio duemilasei.
Data che nessuno potrà dimenticare. Mai.
Gli italiani per un solo motivo, io per due.
Ci giochiamo la finale del mondiale ai rigori con la Francia.
Via stress, via studio e via pensieri.
Solo uno schermo e una coppa d?oro in gioco.
Adrenalina e voglia di essere campioni.
Ritroviamo per l’ennesima volta la Francia.
La stessa che nel ’98 ci buttò fuori ai quarti, e che a Euro 2000 ci “rubò” la coppa a pochi secondi dalla vittoria.
La voglia di rivincita era tanta, troppa.
La partita comincia subito male per gli azzurri:rigore di Zidane.
1-0 Francia.
Ma gli azzurri sono vivi e lo dimostrano subito con il pareggio dopo pochi minuti di Materazzi che vola più in alto di tutti per la rete del pareggio.
I supplementari non apportano cambiamenti al risultato, ma è qui che cambia la storia della partita.
Il match termina e si va ai calci di rigore.
Tornano alla mente tutte le delusioni patite per colpa dei tiri dagli undici metri. Le immagini più forti che tutti ricordiamo sono sicuramente la sconfitta in finale con il Brasile ad USA ’94 e la sconfitta proprio con i transalpini al mondiale francese del ’98.
Sul dischetto David Trezeguet colpisce la traversa.
Si arriva al rigore decisivo di Grosso.
La tranquillità traspare nei suoi occhi, nel suo viso spenseriato, prende la rincorsa, tira e? Goal.
L?Italia è per la quarta volta campione del mondo.
Non è solo un pallone in una rete.
E? il nostro pallone, il nostro campo, la nostra vittoria.
Goal.
Dopo ventiquattro anni di attesa l?Italia è di nuovo campione del Mondo.
Soddisfazione, sollievo, felicità:emozioni che questa notte non finiscono, susseguendosi per ore di fila.
Notte di trepidazione, eccitazione, follia, unita dalla stessa gioia, dagli stessi abbracci.
Raggiungiamo il centro, tutti.
Camion di ragazzi con bandiere svolazzanti e tromboni, gruppi di persone che saltano e ballano cantando l?inno di Mameli, spumanti che schizzano. Trombette che sputano aria piena di complicità.
Cerchi che girano scaricando l?ansia e liberando felicità.
E? questa la nostra notte, ragazzi.
Ed anche la mia.
Abbiamo vinto:festa azzurra.
Speranze durante tutto il campionato, incredulità, fiducia nella nostra maglia.
Anche dinnanzi a un libro aperto, L?Italia aveva il primato.
Non siamo mai stati qui tutti insieme, a gioire della stessa fortuna, ad essere orgogliosi della stessa squadra, ad abbracciare persone che normalmente non avresti nemmeno salutato.
Quel calore era la nostra patria, che per qualche ora ha colpito l?animo di tutti gli italiani:miracolo spettacolare e avvincente.
In quella folla, qualcuno urta fastidiosamente il mio braccio sinistro.
Strano però, nel momento in cui alzo il viso e riesco a vedere la persona davanti a me.. quel fastidio si trasforma in piacere. In un istante.
E?un ragazzo già visto, eppure mi sembra di vederlo per la prima volta.
-?Scusa..?- mi sussurra piano.
Rimango imbambolata, senza saper che dire.
Avrei voluto cacciare miliardi di parole.
-?Niente, figurati.?
Per un attimo mi lascia disorientata, come se dovessi dirgli ancora qualcosa ma non saprei esattamente cosa.
Quello sguardo aveva lasciato puntini sospensivi.
Alto, magro, con indosso una maglietta a righe rosse, beige e blu.
Torno dalle ragazze, lo annuncio, ma non mi danno retta se non per qualche minuto, sapendo che determinate frasi vanno al vento quando entra in gioco una storia d?amore.
Come quando continui a dire bugie e, nel momento in cui ti accingi a dire la verità, nessuno ti crede.
Anche loro sanno che Luca sarà sempre il primo, ma sperano non sia così.
Proprio come me.
Nel frattempo riescono solo a sperarci, non a crederci.
Ma quello sguardo proveniente da venti centimetri sopra la mia testa mi aveva rapito realmente.
Torno a casa, e mi addormento, con il pensiero di quella sagoma, di cui non ricordo nemmeno precisamente il nome, abbracciato accanto a me, e con quello di Luca sotto il cuscino.

Giorno dopo.
La sveglia mi avvisa che un?altra mattinata è cominciata.
Guardo il libro di geografia astronomica sulla mia scrivania.
Vorrei tornare a dormire.
Ma un piccolo senso del dovere bussa alla mia porta e mi fa alzare.
Sciacquata di viso, caffè, sigaretta e pronta per una nuova giornata.
Che fantastica serata ieri.
L?Italia, i mondiali, tutto ritorna fresco alla mia mente e mi spinge a sorridere.
Oggi più che mai.
Il trasferimento del mio pensiero a quel ragazzo mi fa allargare ancor di più le labbra:voglio rivederlo.
Molto spesso lo avevo visto con Marco.
Giusto, Marco.
Alzo la cornetta.
Ora che potrei averlo, nulla mi impedirà di provarci.
-?Marco??
-?Ehi Cry.?
-?Studi? Io ci stavo provando.?
-?Anch?io. Manca poco, fra una settimana sarà tutto finito.?
-?Marco, scusami, ma da ieri non faccio altro che pensare a quel ragazzo che era con voi.?
-?Chi Cry? Ce ne erano tanti..?
-?Aveva la maglietta a strisce rosse e beige. Per favore, cerca di ricordare..?
-?Ah, ho capito:è Davide. Ti piace??
Incisiva come domanda. Mi piaceva già?
-?Beh, l?ho notato. Tutto qui.?
-?Vuoi il suo numero??- mi chiede Marco.
Tentazione, forte.
-?E che gli dico? No, meglio di no.?
-?Come vuoi, se cambi idea sai dove sono.?
-?Ok. Grazie. Ci sentiamo più tardi.?
Suona il citofono:Damiana.
L?esame di antropologia era stato superato brillantemente, e quel libro era stato sostituito con quello di economia.
Corro ad aprirla.
-?Davide. Voglio vedere Davide.?
-?Ma chi è Davide, Cry? Forse stai studiando troppo.?- risponde Damiana.
-?No, no. Mi ha urtato ieri sera nella folla e non faccio altro che pensare a lui da quel momento.?
-?Si, poi magari fra una settimana mi dici ancora che Luca è dentro te. Abbiamo smesso di crederci, Cry.?
-?Anch?io avevo smesso di crederci, lo sai. Ma ieri sera.. non te lo so spiegare, qualcosa m?ha preso alla bocca dello stomaco e, salendomi su, riusciva a farmi respirare a malapena. Non sto scherzando.?
-?Rewind, replay, solita domanda:se venisse Luca in questo momento da te, cosa gli diresti??
-?Gli direi che voglio rivedere Davide.?
-?Questo è un miracolo.?- risponde Damiana.
-?Non riuscirò a crederci fino al momento in cui non starai insieme a lui.?- ribatte.
-?Beh, mica posso decidere solo io? Ci sarà anche la sua volontà, non credi??
-?Mi sento che questa volta va bene. Basta che perduri nella tua convinzione, basta che non ci ricadi ancora, che non ti fai svegliare di soprassalto da quella canzone, che non mi chiedi più di andare sotto casa sua.?
-?Ci sto. Basta che mi aiuti a vedere Davide.?
-?Certo. Alla ricerca di Davide.?
Ci stringiamo la mano, entrambe piene di speranze per ciò che potrà accadere, di paura per ciò che potrà ferirmi ancora una volta, di emozione per ciò che potrà rendermi felice per sempre.

Le luci di Natale

26 Dicembre 2006 13 commenti


Ci sono giorni qua da noi
che piove tanto che sembra non smettere mai e
ci son giorni qua da noi
che ti immagini i colori che non vedrai e
ci son giorni qua da noi
che la nebbia non ti fa capire chi sei e
dove sei e dove vai
e perché ci sei nato e quando mai ne uscirai ma
se tu mi guardi così
quasi sussurrandomi
che è tutto parte di noi
sembra tutto accendersi
come con le luci di Natale che
colorano
quello che accarezzano.
Ci sono sere qua da noi
che vuoi farti un giro però poi non ci vai
perché il finale qua da noi
di un film che hai già visto mille volte lo sai e
ci sono sere qua da noi
che te ne vai a letto ma dormire non puoi
perché il Silenzio qua da noi
fa delle domande a cui non risponderai ma
se tu mi guardi così
quasi sussurrandomi
che è tutto parte di noi
sembra tutto accendersi
come con le luci di Natale che
colorano
quello che accarezzano
sembra tutto accendersi
come con le luci di Natale che
riscaldano
quello che attraversano.

Mi manchi

24 Dicembre 2006 3 commenti


Mi manchi.
Oggi più di qualsiasi altro giorno.
Ti sento, forse accanto a me.
Probabilmente stai seduto sulla sedia al di là della scrivania e mi stai guardando mentre scrivo di te.
Mi manchi. Dove sei? Perchè non sei con me?
Stai sorridendo? Stai bene?
Si, ne sono sicura.
Sei qui con me.
Stai riuscendo in qualche modo che non conosco a riempire quel vuoto che stasera c’era dentro me.
Ma, il Natale, quest’anno..per me, non c’è.
Se non fosse per quei pacchettini che dopo distribuiremo qui da me, mi dimenticherei anche che giorno è.
Perchè la tua sedia è vuota, perchè non sei con noi aspettando con ansia di cominciare a mangiare, perchè io e papà dopo tanti anni per la prima volta non abbiamo sorriso mentre la nonna diceva la preghiera.
Perchè lei non ce l’ha fatta e le lacrime erano intrappolate dentro sè.
E perchè tu non c’eri.
Perchè mamma non ha fatto il piatto più grande per te.
Ti voglio accanto a me, nello stesso tavolo, nella stessa casa.
Perchè la casa non è più quella, perchè il tavolo non è lo stesso.
Non ci sei.
Mi manchi.
Và da lei, va giù e stalle vicino. Ha bisogno di te.
E’il primo Natale da settant’anni in cui non sta con te.
Stà con lei, veglia su di lei e custodiscila come il dono più grande che la vita abbia potuto darti.
Ti ama, lo si vede dai suoi occhi.
Ti vuole, lo si capisce dal suo volto.
Vorrei scendere per venirti a dare la buonanotte ma non posso, vorrei stringerti ma mi sarà impossibile, vorrei festeggiare con te ma non ci sei.
E’festa dappertutto, ma non dentro me.
Non in questo cuore, non in questa casa.
Ci sei con me?
Si, ci sei. Lo so.
Ora e sempre.
Ti amo nonno, per sempre.

“Non esiste altro uomo..
così caro come lui.
Sogna ancora ad occhi aperti..
e non ama la tristezza.
Noi ci somigliamo tanto..
ma io non sogno ad occhi aperti..
Io appartengo ad un altro mondo
dove lui viverebbe male..
caro, caro vecchio mio..
ora corri insieme al tempo..
e non corri più nel vento.
Ho il tuo sangue nelle vene..
e ti porto nel mio cuore.
I suoi occhi sono buoni..
i capelli tutti bianchi..
Gira il tempo la sua ruota..
c’è chi nasce, c’è chi muore..
un uomo senza tempo, caro vecchio mio..
ora corri insieme al vento..e non corri più nel vento.”

Immagina..

9 Dicembre 2006 7 commenti


Immagina che esista una Banca che ogni mattina accredita la somma di Euro 86.400 sul tuo conto.
Non conserva il tuo saldo giornaliero.
Ogni notte cancella qualsiasi quantità del tuo saldo che non sia stata utilizzata durante il giorno.
Che faresti? Ritireresti o spenderesti tutto fino all’ultimo centesimo ogni giorno, ovviamente!
Ebbene, ognuno di noi possiede un conto in questa Banca il suo nome?

TEMPO Ogni mattina questa Banca ti accredita 86.400 secondi.
Ogni notte questa Banca cancella e dà come perduta qualsiasi quantità di questo credito che tu non abbia investito in un buon proposito.
Questa Banca non conserva saldi ne permette trasferimenti.
Ogni giorno ti apre un nuovo conto.
Ogni notte elimina il saldo del giorno.
Se non utilizzi il deposito giornaliero, la perdita è tua.
Non si può fare marcia indietro. Non esistono accrediti sul deposito di domani. Devi vivere nel presente con il deposito di oggi.
Investi in questo modo per ottenere il meglio nella salute, felicità e successo: l’orologio continua il suo cammino. Ottieni il massimo da ogni giorno.

Per capire il valore di un anno, chiedi ad uno studente che ha perduto un anno di studio.

Per capire il valore di un mese, chiedi ad una madre che ha partorito prematuramente.

Per capire il valore di una settimana, chiedi all’editore di un settimanale.

Per capire il valore di un’ora, chiedi a due innamorati che attendono di incontrarsi.

Per capire il valore di un minuto, chiedi a qualcuno che ha appena perso il treno.

Per capire il valore di un secondo, chiedi a qualcuno che ha appena evitato un incidente.

Per capire il valore di un milionesimo di secondo, chiedi ad un atleta che ha vinto la medaglia d’argento alle Olimpiadi.

Dai valore ad ogni momento che vivi, e dagli ancor più valore se lo potrai condividere con una persona speciale, quel tanto speciale da dedicarle il tuo tempo e ricorda che il tempo non aspetta nessuno.
Ieri? Storia.
Domani? Mistero.

E’ per questo che esiste il presente!!! Ricorda ancora, il tempo non ti aspetterà.
Dai valore ad ogni momento a tua disposizione.
Lo apprezzerai ancor più se potrai condividerlo con qualcuno che sia speciale.

Anime e brandelli, al di là del muro

14 Novembre 2006 8 commenti


“Gli echi delle urla e della sofferenza continuano a rimbombare da più di un secolo nelle stesse nere aree, Broadburry fu il primo e molti altri vennero innalzati, monumenti di morte.

E, dire soffrire, è lenire o integre ancora ma senza alcuna dimora.

Da centodieci anni e più, nel bel paese, dove non esistono mai sorprese, dove si dà scontato che il Signore abbia permesso di costruir la casa sua sulla terra a chi rifiutò il figlio suo e lo abbandonò, atrocità inenarrabili hanno sussurrato al vento, tra ludibri annichilimenti e torture che il corpo dell?O.P.G è macilento, e che allontani gli sciacalli e i serpenti, forse le anime a brandelli di tutti i tempi passati e presenti potranno (chissà?) essere allietate e risvegliate da un unguento, le lacrime della coscienza di chi vorrà essere uomo vero e dire al mondo intero che le anime dei matti (e piantatela di chiamarli ricoverati per favore), soffrono, e loro sì per davvero.

Levategli dagli occhi le sbarre, curateli parlandogli e stimolandoli ma fatelo per aiutare loro non per arricchire il portafoglio e l?esperienza psichiatrica vostra, di modo che i brandelli delle anime si ricompongano e i loro atti insensati non si ripetano. Sul giornale e alla TV tanti parlano del malato di mente dell?ospedale oppure del criminale nel circondariale ma nemmeno un cardinale o chi indossa la veste papale mai si ricorda che bisogna parlare di quel che è accaduto, e accade, in ogni manicomio criminale.

Dureranno ancor per poco io penso, non son del tutto loco, ma se le istituzioni hanno tanta cura per chi uccide e poi si pente, per rispetto verso Dio, dovrebbe averla anche per il malato di mente.

Ah, già, criminale l?atto, disturbata la mente diventa tutta la prospettiva differente.”

M. P.

Lo strano percorso

17 Ottobre 2006 20 commenti


“Lo strano percorso
di ognuno di noi..
che neanche un grande libro un grande film
potrebbero descrivere mai..
per quanto è complicato
e imprevedibile..
per quanto in un secondo tutto può cambiare
niente resta com’è..”

Lancette che segnano il tempo, e treni in arrivo, e nuove partenze.

Ci sono volte in cui il tempo per cui aspetti il tuo treno non fà differenza, in cui la mezz’ora di distanza non ti appartiene. Sai che è lì. Sai che ci salirai. Sai che lo aspetterai. E sai che lui aspetterà te.

“C’è un tempo per i primi sospiri tesi insicuri,
finchè l’imbarazzo va via,
col sincronismo dei movimenti, coi gesti lenti
conosciuti solo in teoria,
come nelle favole,
fin sopra alle nuvole,
convinti che quell’istante durerà
da lì all’eternità…”

Ci sono volte in cui corri disperatamente con la speranza di prenderlo ed è proprio lì, ad un passo da te. E tu ce la fai. Il tuo piede riesce a incastrarsi in quel buco e il treno ti portà con sè. Proprio dove vuoi andare.

“C’è un tempo per qualcosa sul viso, come un sorriso
che non c’era ieri e oggi c’è
sembrava ormai lontano e distante, perso per sempre,
invece è ritornato con te,
con te che fai battere il cuore..
che fai vivere il tempo per tutto il tempo che verrà..
nel tempo che verrà…”

Altre volte riesci a prenderlo, ma non sai che è quello che ti porterà dove tu non vorresti andare. Ti porterà in un luogo che ti è sconosciuto. Ti toccherà scendere e aspettare il prossimo. Ma non sai quando arriverà. Non sai se arriverà.

Ci sono volte invece in cui speri che la tua corsa lo faccia fermare, in attesa di portarti e di farti salire. Ma proprio nel momento in cui arrivi lui ha chiuso le porte ed è pronto per il suo viaggio. Senza te. Così ti resta aspettare quello di dopo, che non è il tuo. Che non è quello che realmente volevi prendere.

Ci sono volte in cui c’è qualcuno a salutarti, e qualcuno ad aspettarti.
Altre in cui hai fatto un viaggio così lungo che non vuoi altro che tornare a casa oppure in cui non aspetti altro che fuggire.

Ci sono volte in cui il tuo treno t’ha stancato..o altre in cui lo percorri da anni ma è sempre quello che vorresti.
Ci sono volte in cui lo rincorri da anni ma ti accorgi che l’hai rincorso inutilmente perchè non ti porterebbe dove tu vorresti.

“C’è un tempo per il silenzio, solido e denso,
di chi argomenti ormai non ne ha più..
frasi già dette, già riascoltate in 1000 puntate
di una soap-opera alla TV..
sarà l’abitudine..
sarà che sembra inutile..
cercare tanto e alla fine è tutto qui
per tutti è tutto qui…”

Ci sono volte in cui il tuo treno sta arrivando a destinazione, e sai che il tuo viaggio è stato fantastico. Altre invece in cui vorresti viaggiare su di un altro per vedere se potresti avere di meglio. Puoi salirci, e poi accorgerti che era il primo che in realtà volevi, quello che hai lasciato.
E l’hai perso. Oppure puoi essere soddisfatto del tuo vagone.

Ci sono volte in cui fai dirottare il tuo treno in modo tale che il tuo viaggio possa finire velocemente. Altre in cui sei capitato nel vagone sbagliato e quelli di dietro si staccano abbandonandoti.

Ci sono volte in cui il tuo treno è lento.
E tu puoi godertelo ascoltando musica o puoi contare i minuti che ti separano dalla destinazione.
Ci sono volte in cui il tuo treno corre. Troppo.
E non sai se sperare di arrivare prima o sperare che rallenti.

Ci sono volte in cui, su quel treno, quello desiderato, voluto e sperato, ci sei proprio tu.
Questo è il mio momento.
Spero di aver preso quello giusto, questa volta.

“Non è importante ciò che trovi alla fine di un viaggio, ma ciò che provi mentre viaggi.”

Era ora

8 Ottobre 2006 20 commenti


“Mi affaccio alla finestra, osservo il panorama? ?Voglio andarmene? ..l?ho detto più a me stessa che a lui? ma in realtà voglio scappare via? tra quelle nuvole grigie che oscurano il sole, al di là delle colline che nascondono il mare? va bene ovunque, preferibilmente lontano, molto lontano da chi, dopo avermi conosciuto, mi fa sentire colpevole? . Perché quella è la sensazione che mi sta devastando il cervello? e c?è la domanda? ?Che cosa ho fatto? Sono sbagliata io??
…?E? finita?.”

Rileggo parole di un anno fà..e mi faccio trasportare per un attimo lì, si..in quel periodo.

“Lo feci senza esitare, come se la luce dell’istinto, scintillando nel profondo dell’anima, mi avesse ordinato di andare. Ripensando a quell’episodio mi accorgo che il destino era una scala e che in quel momento non potevo saltare nemmeno un gradino. Mancare qualche scena sarebbe stato più facile, ma non mi avrebbe permesso di salire fino in cima. Forse a farmi muovere era una piccola luce dentro l’anima che moriva. Un luccichio nel buio senza il quale, pensai, non sarei riuscita a volare…”

Quanti ricordi, quanti commenti lasciati a Nanà in cerca di una spiegazione..quante delusioni, quanti giorni..ma soprattutto..quanto tempo.
Quanto tempo passato a interrogarmi.

“La parola abbaglia e inganna perché è mimata dal viso, perché la si vede uscire dalle labbra, e le labbra piacciono e gli occhi seducono. Ma le parole nere sulla carta bianca sono l’anima messa a nudo..”

Ma rileggere quelle parole non mi fa cadere nuovamente, no.
Mi rende solo più forte e sicura.
Mi rende solo più consapevole che la strada che sto seguendo è quella che più voglio. Non quella più giusta ma quella che voglio.
Ora come non mai.
E almeno sò che se non dovesse andar bene, beh pazienza. Non andrà bene per colpa mia o sua. Non certamente per colpe di causa di forza maggiore.
E non me ne voglia nessuno, ma adesso sono felice. Davvero.
E un dolce sorriso si arrampica sulle mie labbra..come se volesse dire:
“Era ora.”

Una lacrima troppo pesante

7 Ottobre 2006 12 commenti


Le lacrime ci sono.
Sono imprigionate dentro me.
Sai, vorrei farlo. Piangere.
Non sai quanto avrei voluto farlo allora.
Proprio in quel momento le mie lacrime si cristallizzarono. Si nascosero.
Lasciavano spazio a un tremolio che rendeva me consapevole della tua perdita.
O forse, sai che ti dico?
Ancora non ne sono consapevole.
Forse dentro me sono convinta che tu tornerai, che ti rivedrò.
E’ per questo motivo che scendo giù molto di meno.
E non perchè non voglio farlo. Anzi.
Ma perchè la verità mi renderebbe consapevole del fatto che tu non ci sei più.
E passare in quella stanza ormai vuota mi darebbe tremendamente fastidio.
Perchè forse capirei che non ti rivedrò più, che non ci sei più.
Mi bloccai. Per parecchio tempo. Alcuni mi chiedevano perchè non fossi così triste, cercando di giustificare il mio comportamento con il tuo morire in modo continuo, giorno dopo giorno…e quindi con la mia sorta di “abitudine”.

“Mi sono sentita svenire.
Sono uscita a prendere aria, avevo bisogno di allontanarmi. Non avevo ancora versato una lacrima. Non riuscivo a piangere.
Mi odiavo per questo.
Mi odiavo perchè volevo sfogare almeno un pò quel dolore, ma non ne ero capace. Ero come anestetizzata. Stavo male ma in realtà sembrava che mi avessero iniettato un litro di anestetico. Ero ovattata.
Mi aveva colpito i sensi, non riuscivo a piangere e nemmeno a farmi contagiare dagli altri che piangevano.”

Ma nessuno ha capito mai nulla.
Nessuno.
Perchè soffrivo. E soffrivo maledettamente.
Ma non cacciavo lacrime.
Le persone ti credono triste solo quando piangi o hai il muso.
Le persone credono che le lacrime sono manifestazione di tristezza.
Invece non cacciarle è sintomo o di menefreghismo o di maturità.
Invece no, sono una piccola bambina che ha voglia di piangere.
Anche quel giorno avrei voluto farlo. Ma nessuno l’ha capito.
Nessuno mi ha guardato davvero e detto:”Piangi..”

“Le lacrime che non escono si depositano sul cuore, con il tempo lo incrostano e lo paralizzano come il calcare incrosta e paralizza gli ingranaggi della lavatrice..”

Si cercava di trovare solo una spiegazione a quel mio atteggiamento.
Non ne sono stata capace. Non ce l’ho fatta.
Alcuni invece dicevano che l’avrei fatto non appena fossi rimasta sola, senza tutta quella gente.
Nemmeno quella sera prima di andare a dormire lo feci.
Non mi uscirono.
Rimasero intrappolate dentro me come un ferro impigliato nel mio cuore.
Ma non all’improvviso.
Piano piano, entrava sempre più dentro facendomi un dolore atroce.
Ho sofferto, sto soffrendo..ma non piango.
A volte mi dicevo anch’io stessa..”Sono diventata insensibile..”
Ma in fondo sapevo che non era così, perchè l’insensibilità è indifferenza, non è mancanza di lacrime.
Per un attimo sono scesa al livello di tutti coloro che volevano capirmi.
Forse avevano fatto venire il dubbio anche a me.
Quante ne ho viste, sentite.
Superficialità. Quella mi circondava. E per di più dalle persone su cui facevo più affidamento. Parole fredde, staccate, lontane dal mio cuore.
Uno starmi vicino dicendo di andare un attimo a casa per cambiarsi e passare un pomeriggio intero dentro il parrucchiere per farsi bella.
Ma non un pomeriggio qualsiasi.
Quel pomeriggio.
E questo semplicemente perchè la mia tristezza era celata dietro una maschera.
Semplicemente perchè non piangevo.
E questa è l’amicizia?
Potrei essere superficiale anch’io, ma non credo l’avrei mai fatto.
Avrei preferito essere brutta con i capelli sporchi pur di stare vicino ad una mia amica. Anzi, alla mia migliore amica.
E sono tutte stronzate quelle che suppongono che un’amicizia vera non si vede da questo. Si vede eccome. Si vede nelle piccole cose.
Ma, povera come sono, ho lasciato che me stessa giustificasse questo tipo di atteggiamento. Ma non posso sempre farlo. Non posso.
Devo essere reale. Devo essere realista.
Dovevo saper dosare i sentimenti, dovevo saper riconoscere chi ti guarda sofferente con occhi lucidi e impeccabilmente tristi, chi sull’orlo della porta ti abbraccia piangendo per te, chi anche da lontano sa starti vicino, chi aspetta con te che si faccia notte per farti stare il più meno possibile sola e quindi per darti la possibilità di non soffrire in silenzio.
Io, le ho riconosciute. Tutte.
Dalla prima all’ultima. E sò chi vale la pena considerare tale o no.
Sò farlo, qualunque cosa si dica.
E poi…starti vicino in quel giorno, si ..serve.
Ma quand’è che si comincia ad attutire il colpo? Dopo.
E chi c’era dopo?
Quasi nessuno.
E si fà sempre così, e può darsi che molte volte lo abbia fatto anch’io.
Ma quando ti accade lo noti più spesso, e più insistentemente.
Si sta vicino solo nel momento in cui accade.
Ma ci si chiede solo perchè in quel momento non si soffre o perchè non si cacciano lacrime, senza capire che l’attimo successivo sarà ancora più triste di quello in cui c’erano tutti a manifestare il loro cordiale dispiacere. Dopo non ci si chiede più nulla.
Ed è proprio in questi momenti che aumenta la forza che è in me, consapevole del fatto che deve vedersela da sola.
E se ora io avessi bisogno di piangere?
Chi c’è qui con me pronta ad asciugare le mie lacrime?
Nessuno. E’passato tempo.
Sono sola.
Tutti siamo soli, con le nostre armi a difenderci dal mondo che ci gira attorno, a sprigionare tristezza, a cacciare lacrime.
Siamo soli.
Forse pretendo troppo.
Forse perchè è proprio adesso che sto soffrendo.

Abita in me questo amore

4 Ottobre 2006 2 commenti


I giorni passano.
Non uguali ma belli, pieni di sorprese. Difficili da descrivere, perfetti da scoprire.
Ogni giorno sei tu a dare quel pizzico di sale in più alle mie giornate.
Sei tu che mi fai venir voglia di alzarmi la mattina.
Ora sei tu che fai parte di me, del mio mondo.

“Abita in te questo amore..adesso gli darai la chiave, così potrà sempre rientrare e starai sveglia quando è fuori e se non torna muori, abita in te..sempre più, sempre su…fino alle antenne del tuo petto, vola su.. sconvolge i sensi..”

E non voglio che tutto ciò finisca, voglio continuare a stare con te.
Continuare a brillare di gioia quando ti vedo, e continuare a tornare a casa felice, perchè ho te.

“Meravigliosa creatura sei sola al mondo..
meravigliosa paura d’averti accanto..
occhi di sole mi bruciano in mezzo al cuore..
amore è vita meravigliosa..”

Ed è così che una ragazza torna a vivere, è così che riprende la forza in se stessa e decide di andare avanti, questa volta non più sola, ma con lui.
Con lui al suo fianco che ormai gli appartiene.
Quella ragazza che ha pianto lacrime amare per uomini troppo poco appellabili in questo modo, ha aspettato languidamente e tristemente questo momento con la paura che potesse non venire mai. E invece, mai diffidare delle speranze che ci sfiorano. Mai. E’ arrivato, è lì per me, mi sfiora, mi accarezza..mi vuole.

“E’ meglio una delusione vera di una gioia finta..
Ma quando la delusione cresce la pressione aumenta..
Sarà che la pioggia batte forte sulla mia finestra
Sarà che alla fine della notte mi chiedo cosa resta..
Però poi arrivi tu ti siedi dove vuoi e butti giù..
La mia malinconia di vivere e tutto sembra già possibile per me..
..preso dentro al buio che avanza..
Vieni tu a dare luce al mio giorno..
Trascinato sotto dall’onda..
Ho rincorso il mondo nuovo..
La tua mano tesa mi è apparsa
E adesso sto risalendo..
Per favore non fermarti ora…”

Ed io? Lo voglio? Si, lo voglio.